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Partecipazione alle udienze penali e notificazioni penali in tempi di emergenza sanitaria. Analisi Critica.

L’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi dell’infezione virale da COvid19 (cd. Coronavirus) ha spinto il Governo ad adottare provvedimenti normativi di carattere emergenziale di varia natura.

Tralasciando quelli che delineano norme comportamentali, divieti e obblighi per le popolazioni direttamente colpite dall’emergenza le cui violazioni potrebbero avere un sicuro rilievo penale, in questa sede si analizzeranno i provvedimenti che hanno inciso sullo svolgimento del procedimento penale.
In particolare, si evidenziano le disposizioni che regolano la partecipazione dell’imputato (detenuto, internato o in stato di custodia cautelare) alle udienze e le deroghe alle forme ordinarie di notificazione privilegiando quelle telematiche.

Il DL n. 11 del 8.03.2020 “Misure straordinarie ed urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attività giudiziaria. (20G00029) (GU Serie Generale n.60 del 08-03-2020)” e DL n. 18 del 17.03.2020 “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19. (20G00034) (GU Serie Generale n.70 del 17-03-2020)” che riprende per larghi tratti i contenuti del primo prorogandone nel tempo le disposizioni.
→ Art. 2 DL. 11/2020 comma 7 “Ferma l’applicazione dell’articolo 472, comma 3, del codice di procedura penale, a decorrere dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto e sino alla data del 31 maggio 2020, la partecipazione a qualsiasi udienza delle persone detenute, internate o in stato di custodia cautelare è assicurata, ove possibile, mediante videoconferenze o con collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia, applicate, in quanto compatibili, le disposizioni di cui ai commi 3, 4 e 5 dell’articolo 146-bis del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271”.
→ Art. 83 DL. 18/2020:
c. 12 “Ferma l’applicazione dell’articolo 472, comma 3, del codice di procedura penale, dal 9 marzo 2020 al 30 giugno 2020, la partecipazione a qualsiasi udienza delle persone detenute, internate o in stato di custodia cautelare è assicurata, ove possibile, mediante videoconferenze o con collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia, applicate, in quanto compatibili, le disposizioni di cui ai commi 3, 4 e 5 dell’articolo 146-bis del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271”.
c. 13 “Le comunicazioni e le notificazioni relative agli avvisi e ai provvedimenti adottati nei procedimenti penali ai sensi del presente articolo, nonché dell’articolo 10 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, sono effettuate attraverso il Sistema di notificazioni e comunicazioni telematiche penali ai sensi dell’articolo 16 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, o attraverso sistemi telematici individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia”.
c. 14 “Le comunicazioni e le notificazioni degli avvisi e dei provvedimenti indicati al comma 13 agli imputati e alle altre parti sono eseguite mediante invio all’indirizzo di posta elettronica certificata di sistema del difensore di fiducia, ferme restando le notifiche che per legge si effettuano presso il difensore d’ufficio”.
c. 15. “Tutti gli uffici giudiziari sono autorizzati all’utilizzo del Sistema di notificazioni e comunicazioni telematiche penali per le comunicazioni e le notificazioni di avvisi e provvedimenti indicati ai commi 13 e 14, senza necessità di ulteriore verifica o accertamento di cui all’articolo 16, comma 10, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221”.

Il primo rilievo critico è costituito dalla partecipazione a distanza dell’imputato detenuto, internato o in custodia cautelare alle udienze.
Sino ad oggi, prima dell’emergenza sanitaria, la partecipazione alle udienze dell’imputato da remoto era consentita dall’art. 146bis disp. att. c.p.p. solo trovandosi al cospetto di soggetto in stato di detenzione per uno dei reati previsti dagli artt. 51 co. III bis e 407 co. II lett. a) n. 4 c.p.p. e/o sottoposto al regime di cui al 41 bis O.P.
Tale dinamica, oggi, in seguito al DL 18/2020, supera i profili di eccezionalità e specificità che hanno costituito la ratio della disposizione codicistica, divenendo, seppur momentaneamente, regola generale di partecipazione al dibattimento.

Non ci si può, quindi, esimere dal rilevare come una simile estensione, nonostante si collochi in una complessa disciplina di carattere emergenziale, introduca un pericoloso automatismo applicativo, che difficilmente potrà essere estirpato ad emergenza terminata.
D’altra parte, proprio l’art. 146bis disp. att., che trova le proprie radici nella Legge n. 11/1998, costituisce un antecedente storico significativo.
Ad ogni buon conto, dobbiamo necessariamente chiederci se le infrastrutture messe a disposizione dell’Autorità Giudiziaria siano adeguate a consentire l’effettivo esercizio del diritto di difesa e la risposta non può che essere negativa.

Da un lato, lo svolgimento dell’udienza sarebbe viziato dall’assenza di un rapporto continuativo ed effettivo tra difensore ed imputato. Difensore costretto a scegliere se partecipare al dibattimento stando al fianco del proprio assistito o in aula di udienza.
In entrambi i casi l’udienza perderebbe di continuità tramutandosi in un centro di smistamento di chiamate per il sovrapporsi dei tentativi, filtrati dal mezzo tecnologico, dei difensori di mettersi in contato con i propri assistiti e/o comunicare con il Giudice.
Dall’altro, i mezzi tecnologici a disposizione dell’Autorità Giudiziaria non sarebbero in grado di garantire l’assoluta riservatezza delle comunicazioni tra difensore ed imputato, che potrebbero essere captate, anche inavvertitamente, da coloro che operano affinché il collegamento avvenga, privando di utilità l’assistenza difensiva.
Al netto di tali riflessioni, è indubitabile che nel periodo di emergenza che si sta attraversando il sistema della partecipazione alle udienze in videoconferenza rappresenti uno strumento utile a garantire il proseguo dell’attività giudiziaria.

Se per la celebrazione delle udienze dibattimentali per la quale sia previsto l’esame di testimoni e la produzione di documentazione difensiva il mezzo predisposto rappresenti una limitazione all’esercizio effettivo del diritto di difesa, lo stesso non si può dire per quelle udienze in cui tale attività non sia prevista.
La lettera della norma non chiarisce nulla sul punto parlando esclusivamente di udienze, senza specificare quali.
Ebbene, un’apertura potrebbe essere individuata, prevedendo la partecipazione a distanza anche del difensore, in tutte quelle udienze camerali, e non, in cui l’assistenza difensiva si riduca alla discussione orale e per le quali sia previsto un termine a ritroso per il deposito di documenti o per la formulazione di richieste istruttorie.
In particolare, ci si riferisce a udienze preliminari, udienze ex art. 408 c.p.p. di discussione di richieste di archiviazione, prime udienze (cd. udienze filtro) ed infine udienze di discussione in appello (allorquando non sia richiesta o disposta la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale.
La seconda criticità da segnalare è la disciplina delle notificazioni degli avvisi e dei provvedimenti adottati nei procedimenti penali. Infatti, è previsto dall’art. 83 DL 18/2020 che gli avvisi e i provvedimenti adottati nei procedimenti penali che presentano, a vario titolo, carattere di urgenza (art. 83 c. 3 DL 18/2020) agli imputati ed alle altre parti private siano notificati o comunicati all’indirizzo di posta elettronica certificata all’indirizzo del difensore di fiducia.

Gli aspetti interessanti, anche in chiave di riforma del sistema delle notificazioni, sono:
1. La elezione di domicilio ex lege dell’imputato/indagato presso il difensore di fiducia (al pari di quanto disposto dall’art.33 disp. att. per le persone offese che abbiano nominato un difensore);
2. La deroga all’art. 150 c.p.p. che prevede l’utilizzo di forme particolari di notificazione e all’art. 16 c. 4 DL 179/2012 che nel prevedere la comunicazione tramite pec;
La lettera della norma non opera alcuna opportuna distinzione, omettendo l’indicazione di quali atti o provvedimenti dovranno seguire le regola emergenziali, se i semplici rinvii delle udienze già fissate e differite per l’emergenza sanitaria ovvero anche gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, avvisi di fissazione udienze preliminari, decreti di citazione diretta e decreti di giudizio immediato.

Tuttavia, la breve esperienza maturata conduce a ritenere che le modalità indicate dal DL 18/2020 debbano applicarsi, e siano applicate, esclusivamente ai provvedimenti di differimento delle udienze fissate nel periodo di sospensione dei termini.
In tal caso comunicando tramite pec al difensore di fiducia domiciliatario ex lege i differimenti di udienza, il legislatore si affida utopisticamente al rapporto fiduciario ed al flusso informativo tra imputato e difensore per assicurare la conoscenza circa i tempi di prosecuzione del processo.
Mentre, qualora la normativa si riferisse alla notificazione di atti introduttivi del procedimento penale, si porrebbe in linea di continuità con il progetto di riforma del processo penale del DDL approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta n. 29 del 13 febbraio 2020, nel quale è previsto un radicale intervento riguardo le notifiche all’imputato.

Analogamente a quanto congegnato per far fronte alla situazione emergenziale in cui ci si trova, nella mente del legislatore è stato previsto un meccanismo per cui le notifiche all’imputato non detenuto successive alla prima, di regola, siano eseguite tutte al difensore di fiducia, salvo particolari eccezioni.
Ebbene, appare evidente come l’emergenza sanitaria costituisca un banco di prova per una rimodulazione della disciplina codicistica improntata alla telematizzazione dell’attività giudiziaria, che da un lato certamente risponderà alle istanze di snellimento dei tempi, ma dall’altro potrebbe compromettere il diritto di difesa dell’imputato.

Avv. Felice Rubino

 

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